Fossile di Ginkgo Digitata (Giurassico)

Fossile di Ginkgo Digitata (Giurassico)

La I.U.C.N. (Unione internazionale per la conservazione della natura) ha collocato la Ginkgo Biloba nella lista rossa come specie in pericolo (endangered) e si può considerare la Ginkgo Biloba l'unica specie rimasta del Fossile di Ginkgo Digitata suo genere, forse la più vetusta di tutte le piante viventi.

Fossile di Ginkgo Adiantoide (Miocene)

Fossile di Ginkgo Adiantoide (Miocene)

Le sue parenti più antiche, Ginkgo Digitata, G. Huttoni, G. Primordialis e altre si trovano in fossili di oltre 250 milioni di anni fa. Fossili del Miocene mostrano la forma della foglia come è oggi.

Più o meno nel terziario, sono scomparse intere specie vegetali, a causa della concorrenza di altre piante e dei cambiamenti climatici con raffreddamento e siccità; ci sono varie ipotesi, di certo dei Ginkgo Biloba esistevano ancora verso la fine del terziario (circa 50 milioni di anni fa) in diverse regioni settentrionali del Vecchio e del Nuovo Mondo, come mai l'ultimo di essi è sopravvissuto in Estremo Oriente, nelle zone corrispondenti alla provincia dell'Anhui, circa 600 km a occidente di Shanghai.

mappa mondiale del estensione

mappa mondiale del estensione del Ginkgo Biloba [ingrandire]mappa mondiale del estensione

La specie biloba doveva essere particolarmente adattabile, sembra che le glaceazioni siano state fatali a molte specie e quindi anche al nostro Ginkgo Biloba nel continente americano ed in Europa. Non essendo riuscite a guadagnare un rifugio sicuro a causa di ostacoli naturali, (massicci montuosi, mari, steppe o deserti) molte specie si sono semplicemente estinte. In Asia Orientale, vaste pianure aperte sull'Oceano Pacifico, i Ginkgo Biloba sono scivolati progressivamente verso sud, verso il tepore semi tropicale, che li ha salvati in tempo.

Shinran Shonin

Shinran Shonin

Il Ginkgo Biloba viene citato per la prima volta in alcuni testi della dinastia Song (XI sec.) nei quali si lodano la bellezza delle foglie e i semi commestibili. Forse sono queste caratteristiche a spiegare la diffusione della Ginkgo Biloba in Cina e in Corea.
Inoltre l'albero giunse in Giappone dalla Cina insieme al Buddismo, uno degli esemplari più antichi si trova a Tokyo, nei pressi del tempio di Zempuku-ji. La tradizione ne affida l'origine a Shinran Shonin vissuto intorno al 1200, il cui bastone avrebbe messo radici.

 
Engelbert Kaempfer

Engelbert Kaempfer

Engelbert Kaempfer, tedesco, chirurgo, studioso di lingue, storia, scienze naturali e botanico, nel corso dei suoi viaggi al servizio della Compagnia delle Indie Orientali Olandese riscoprì per così dire la Ginkgo Biloba in Giappone e chiamò per la prima volta Ginkgo quell'albero sconosciuto al mondo Occidentale. Il nome è la conseguenza di una serie di errori di interpretazione e di trascrizioni fonetiche. A noi va bene così anche con quella "g" un pò fastidiosa in mezzo.

 
Salisburia

da "Flora Japonica" di Siebold & Zuccarini, Leida 1835

Carlo Linneo

Carl Linnaeus

Lo svedese Carl Linnaeus inserì la denominazione Ginkgo di Kaempfer nella sua sistematica con l'epiteto Biloba; tal volta si incontra la denominazione Salisburia Adiantifolia, ma si usa solo come sinonimo. Insomma la Ginkgo Biloba divenne rapidamente pianta ambita ed esotica da coltivare nei propri orti.

 
Goethe Red and Black

"Goethe Red and Black" di Andy Warhol

Alla crescente popolarità della Ginkgo Biloba contribuì Goethe, letterato e, per un periodo, direttore dell'Istituto Botanico di Jena (1794). Fece piantare diversi esemplari nel giardino di casa sua a Weimar, e mise in poesia il suo amore tardivo per la giovane Marianne Willemer.

 
Ginkgo Biloba di Goethe

Johann Wolfgang von Goethe "West-Östlicher Divan" 1819

La foglia di quest'albero dall'oriente
affidato al mio giardino,
sensi segreti fa gustare
al sapiente, e lo conforta.
È natura viva che
In se stessa si è divisa?
O son due, che hanno scelto
Le si riconosca in una?
In risposta alla domanda,
l'opinione giusta l'ho trovata:
non avverti nei miei canti
che sono duplice e son uno?
 

Sembra che il primo Ginkgo Biloba europeo sia stato piantato ad Utrecht in Olanda nel 1730.

Il 6 agosto 1945 un B29 americano sgancia la prima bomba atomica non sperimentale sulla città di Hiroshima. A poche centinaia di metri di altezza l'ordigno esplode:

Boeing B-29

Boeing B-29

Atomic Bomb Dome

Hiroshima dopo il bombardamento atomico

in pochi secondi muoiono quasi 90.000 persone e altre migliaia si ammaleranno o moriranno per le terribili ferite. Nel tempio Hosen-ji, vicino l'osservatorio, un Ginkgo Biloba è sopravvissuto all'esplosione, riprendendo a germogliare con vigore.
Il tempio è andato distrutto. Poi verrà ricostruito con lo scalone di accesso diviso in due per consentire alla Ginkgo Biloba di crescere, monito imperituro nel ripudiare l'olocausto nucleare.

Oggi, sembra che non esistano più esemplari di Ginkgo Biloba selvatici, ovvero non piantati dalla mano dell'uomo. All'inizio del secolo scorso era così comune da venire usata come legna da riscaldamento, e la deforestazione è proseguita su tutto il suo territorio dall'alba della storia. La penuria di legna da cucina e da riscaldamento è ormai secolare in Cina. È dunque possibile che le ultime stazioni naturali di Ginkgo siano state distrutte in tempi relativamente recenti, diciamo nel corso dell'ultimo millennio.

Un altro fatto può aver giocato un ruolo di una certa importanza nella rarefazione più che nella scomparsa dei Ginkgo Biloba: gli orientali sono molto ghiotti delle sue sementi. Una volta rimosso il tegumento, l'endosperma può essere arrostito come un grosso pistacchio (ne ha la forma ed il colore) e consumato cosi, oppure si trova lessato.

Oyakushi temple

tempio Oyakushi

CC

I cinesi, giardinieri per cultura, hanno piantato e propagato Ginkgo nei loro orti, nei loro parchi e soprattutto nei recinti dei loro templi.

 

Sopravvissuto nella Cina del Sud-Est, il Ginkgo Biloba sembra essere stato conosciuto dalle popolazioni del Nord assai tardivamente, intorno al XI secolo. In quell'epoca, di grande fertilità artistica, numerosi poemi fanno allusioni al Ginkgo Biloba e pregevoli opere plastiche gli sono dedicate.
Esistono forse ragioni religiose e filosofiche che hanno portato gli orientali a propagare il Ginkgo Biloba; ma forse, più semplicemente, la considerazione per la Natura e per quegli alberi molto vecchi.

Il T'ai Chi T'u, rappresentazione di Yin e Yang

Il fatto che il Ginkgo Biloba sia pianta dioica corrisponde al gusto per l'alternatività, per la dialettica, che sovente si incontra in Estremo Oriente: il Nord ed il Sud, la positività e la negatività, l'Oriente e l'Occidente, il principio mascolino ed il principio femminile, il bene ed il male, Yin e Yang... il Ginkgo Biloba è solitamente piantato in numero pari.

Tuttora in Cina, nel celebrare le feste familiari ed i matrimoni, le "uova" del Ginkgo Biloba sono tradizionalmente consumate. In Giappone, i "ichitchis", quelle escrescenze del tronco e dei grossi rami che scendono verso il basso, sono paragonate a delle mammelle e hanno una reputazione galattogena, per cui sono sovente segate e derubate. Queste credenze sono attuali ai giorni nostri. Si ritiene che il Ginkgo Biloba possa proteggere dall'incendio. E ne da la prova il Tempio di Tokyo, circondato da Ginkgo Biloba, che fu una delle poche costruzioni a sfuggire alle fiamme dopo il terribile terremoto del 1923. Quale che sia la spiegazione, alcune essenze, il castagno in Europa e la sequoia in Nordamerica occupano il ruolo di efficace barriera antifuoco.

Sembra che in Giappone ed in Corea il Ginkgo sia stato introdotto nella stessa epoca che in Cina del Nord: nel XI secolo. La stessa epoca dell'espansione del buddismo in quel paese, e per questo è stato stabilito un legame fra i due accadimenti. In Cina è considerato comunque un albero venerabile, malgrado altri usi più terreni.

Oggi, la Ginkgo Biloba si è presa la sua rivincita e sboccia vigorosa in Estremo Oriente e in tutto il mondo mentre conquista i giardini pubblici e privati, e i viali delle città.